“Perchè hai bisogno di me, se sai già tutto?” “Perchè chi ha il quadro ora, è una tua vecchia conoscenza!” Le sue braccia mi cingono ancora più forte, sento il suo alito caldo sul mio collo, e mi indispettisco ancora di più sentendo che la sua vicinanza mi eccita. E' così brutale, ma sensuale. Odio l'effetto che certi uomini hanno su di me, ho sempre preferito le donne anche per questo. Di nuovo interrompe i miei pensieri scandendo quel nome, che io , come ha detto , conosco fin troppo bene: “Josephine...” E' lei, la mia ex amante, nonché la mia mentore, nonché la mia persecuzione degli ultimi anni. “Capisco”, mugolo come una preda in trappola. Allora c'è lei dietro. Bene vorrà dire che siamo arrivati al capolinea, le sue angherie cesseranno, in un modo o in un altro. Cerco di liberarmi dalle braccia serrate di Lucien, ma lui non cede nemmeno alle mie richieste più docili, e mi accompagna fuori dal giardino, al parcheggio dove ci aspetta una macchina roboante. Saliamo su, ma nemmeno ora mi molla. Gli sussurro che ho deciso di collaborare , lui mi fissa per qualche attimo negli occhi e pacatamente allenta il suo cappio. Osserva la mia calza, ormai abbandonata sulla caviglia e sorride, e dopo una pausa aggiunge: “Josephine sarà contenta di vederti!”. Mi trovo nuovamente nella stessa situazione di cinque anni fa, poco prima che la lasciassi, la sua gelosia era asfissiante, le sue continue accuse intollerabili, e i suoi uomini mi seguivano costantemente. Arriviamo a una grande villa di campagna tutta circondata da alberi di alto fusto e più internamente da siepi competentemente recise. Scendo dall'auto, so che cosa mi aspetta: o altri mesi di gioie e dolori con Josephine oppure una fuga fulminea, studio le possibili scappatoie, ma non vedo varchi praticabili. Decido di aspettare il giorno per una ricognizione più particolareggiata. Lei mi viene incontro, il suo sguardo è duro, è quello di una donna tradita e offesa. Non ha ricevuto mai nessuna notizia da me, da quando l'ho lasciata. Si avvicina, e uno schiaffo ardente mi colpisce la gota sinistra. Digrigna i denti, e mi colpisce ancora, vorrei piangere, mi fa male, ma i miei occhi continuano a posarsi su di lei. Poi abbassa la testa e osserva la calza, sorride malignamente e dice: “Voglio farlo con te...”




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