5 - messaggeria.normale


-Come mai sorridendo?

-Io?Sorridevo?

-Si.Sola.Quasi nel buio.Seduta sulla poltrona che usi quando sorridi sola nel buio.

-Scemo.

Ma lei non poté trattenere il sorriso.Era piccino,un cagnolino inquieto.Era un sorriso poco preciso,un po’insicuro,come un sorriso che non sa bene il suo origine,la causa giusta del suo sfarfallare sulle labbra.

Voleva nasconderlo ma non ci riusciva.

Lui conosceva quasi tutti i sorrisi di cui sua moglie era capace.

Erano tanti!

A volte li elencava.

Non poteva mai decidere quale gli piaceva di più.

Ogni tanto si deliziava a sfogliarli come chi sfoglia una margherita infinita.

Era bella sua moglie.

Piena di sfumature.Dolce,testarda. Un po’folle e anche terribilmente razionale.

La amava.

Ma non era bravo in questo affare dell’amore.

La amava.Con furia.Con una tenerezza celata.Sprecata tenerezza che gli si moriva dentro.

-Vedi?Tacci e sorridi ancora.

Lei stesse il braccio e gli diede un pezzettino di carta,sorridendo sempre.

-Tieni.

Era un sorriso nuovo e lui la guardò con rabbia.

Un insieme del sorriso numero 5 ed il numero 13.

Il 5 era uno che lei faceva mentre gli pettinava i capelli che lui aveva scombinato guardando il calcio.Era un sorriso lieve e veniva sempre accompagnato da uno sguardo umido.E lui voleva solo dirle che la amava.Ma non diceva nulla.Si lasciava abbracciare da lei,pauroso di perderla.

Il sorriso numero 13 invece era un sorriso osceno.

Quello di una donna vorace che si avvicina alla sua preda.Conosceva bene quel sorriso senza pizzi e senza merletti che sapeva svegliare ogni singolo centimetro della sua pelle di uomo.

Ma oggi sua moglie aveva partorito un sorriso nuovo e lui era geloso.

Prese il foglio sgualcito senza fare un gesto.

Si avvicinò alla lampada per leggere,indirizzando la schiena verso di lei.

Inchiostro nero.

Una calligrafia veloce ma decisa aveva scritto “Voglio farlo con te”.

Uno.Chissà chi.

Voleva fare l’amore con sua moglie.

Chissà chi.Uno intelligente.Uno attento.

Si domandava con quale sorriso lo aveva conquistato.

Si domandava se lei se ne era accorta e se quel gioco le era piaciuto.

Si domandava se magari per lei non era un gioco.

Avrebbe voluto girarsi senza alcuna strategia.Violentemente strapparle quel sorriso che non gli apparteneva.Con un bacio brutale,con uno schiaffo codardo avrebbe voluto cancellare quel sorriso.

Ma mentre si girava verso sua moglie,si concentrò come gli attori un attimo prima del sipario.

Indossò la sua maschera diletta, quella che usava ormai da anni.La facciata in cui lui sembrava divertito e anche un po’ indifferente.Una dose giusta di curiosità nello sguardo e una smorfia indolente per sorriso.

Cercò in fretta il tono adatto a quel camuffamento:scandire inespressivo,impersonale.

Avrebbe voluto solo girarsi e urlare.

Niente parole,solo un urlo.

Il lamento di un lupo,il verso della sua anima muta.

Sentiva il percorso della voce nella gola,come sangue,amara.

Respirò,cercava aria.

E si ascoltò dicendo,appassito

-Lo farai?

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